A Taurianova, la campagna elettorale ha trovato un nuovo terreno di confronto, o meglio di mancato confronto: quello tra i candidati a sindaco!
La richiesta era semplice: mettere i candidati a sindaco nello stesso posto, alla stessa ora, davanti agli stessi cittadini. La proposta arriva da Raffaele Loprete, centrosinistra, che ha chiesto un incontro «in piazza o in luogo condiviso» per discutere programmi e priorità senza troppi giri.
Semplice a dirsi. Un po’ meno a farsi.
Domenico Romeo ha scelto di non partecipare a confronti tra candidati. Li considera «un esercizio inutile e dispendioso». Preferisce un’altra strada.
Roy Biasi, sindaco uscente, ha invece aperto alla possibilità del confronto pubblico, ma con una condizione precisa: che sia organizzato da soggetti, giornalisti, associazioni (!) «indipendenti o comunque imparziali». Un dettaglio che, forse forse, dettaglio non è. Chi avrebbe stabilito l’imparzialità del moderatore? Perché scegliere chi modera un dibattito, in certi paesi come il nostro, è già mezzo dibattito.
A colpire, tuttavia, è la modalità scelta per comunicare questa posizione: la risposta di Biasi non è stata diffusa attraverso un canale istituzionale o un intervento diretto rivolto alla cittadinanza, ma affidata esclusivamente a una sola testata giornalistica, poi rilanciata dallo stesso sindaco sui propri canali social, condividendo l’articolo. Una scelta che, pur nella sua legittimità, apre una riflessione sul piano della coerenza comunicativa, soprattutto quando si invoca il principio di imparzialità.
Nel frattempo, la campagna corre su altri binari: comizi, incontri, piazze. Biasi ha annunciato il primo appuntamento pubblico per domenica 10 maggio in Piazza Italia. Romeo, nella stessa giornata, sarà nella sede di Alba Nuova con esponenti regionali del centrodestra.
Ed è proprio sul termine “centrodestra” che si inserisce un’altra sfumatura. Biasi si presenta con il sostegno di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega e rivendica la sua candidatura come espressione dell’area. Ha anche sottolineato come, nel quadro della competizione, il riferimento del centrodestra sia solo lui.
Una lettura politica giusta sul piano della coalizione, che però non esaurisce l’intero perimetro del centrodestra locale, dove, come spesso accade nei comuni, convivono anche movimenti civici e soggetti che si riconoscono in quell’area pur senza simboli di partito. Da qui una lettura possibile: più che un monopolio, magari è una rappresentazione della stessa area politica su piani diversi.
Per paradosso, la geometria sembra più semplice dall’altra parte: il centrosinistra ha un candidato, Loprete, con la lista Radici e Futuro, e non presenta troppe ambiguità di perimetro, anche se i simboli di partito sono comunque fuori.
E il confronto? Per ora resta un’ipotesi, più evocata che praticata. Ognuno tiene il suo campo, le sue piazze, i suoi tempi. In attesa, semmai, che qualcuno trovi anche le regole del gioco.
Poi, come sempre, arriverà il giorno del voto. E lì non serviranno moderatori né piazze condivise: parleranno gli elettori, uno per uno, senza microfono. E, a differenza dei candidati, stavolta senza possibilità di replica.





