Dalle radici alla tavola: viaggio nell’olio della Piana

Percorso di valorizzazione, promozione e narrazione del territorio Pane, olio e vino: simboli dell’identità e della cultura locale

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Spezzare il pane, versare l’olio, condividere un bicchiere di vino. È da questo filo che, nell’ambito del Villaggio Sud Agrifest di Taurianova, ha preso forma il secondo appuntamento del percorso promosso dall’Accademia Italiana della Cucina Delegazione di Gioia Tauro-Piana degli Ulivi, dedicato all’olio extravergine d’oliva.

Ad aprire l’incontro è stato il Delegato Ettore Tigani, che ha rivolto il proprio saluto agli accademici presenti, ai loro accompagnatori, al Delegato dellaDelegazione della Locride – Costa dei Gelsomini, Giuseppe Ventra, e alle autorità intervenute: il sindaco di Scido e consigliere metropolitano, Giuseppe Zampogna, il vicesindaco di Serrata, Fortunata Calì, e il vicesindaco di Terranova Sappo Minulio, Andrea Ricevuto.

Prima le parole, poi i sapori. Lo storico Filippo Arillotta ha riportato il pubblico indietro di quasi tremila anni, quando furono i Greci a introdurre l’olivicoltura nella Piana di Gioia Tauro, allora conosciuta come Piana di Terranova. Una terra che ancora oggi custodisce ulivi monumentali, capaci di raccontare secoli di storia meglio di qualsiasi libro.

Tra i capitoli di questo racconto è emerso anche il legame tra la famiglia Grimaldi e Terranova Sappo Minulio, feudo della nobile casata fino all’abolizione della feudalità. Una presenza che, oltre alle vicende politiche, ha lasciato tracce profonde anche nelle tradizioni alimentari e nella cultura locale.

A raccogliere il testimone è stato il professor Marco Poiana, che ha spostato l’attenzione dal passato al presente dell’olivicoltura della Piana, illustrando le qualità dell’olio extravergine ottenuto soprattutto dalle cultivar autoctone Ottobratica e Sinopolese, autentico patrimonio di biodiversità e qualità.

La teoria ha poi lasciato spazio all’esperienza diretta. Domenico Fazari, dell’Olearia San Giorgio, ha raccontato la storia della propria azienda familiare e ha consegnato ai partecipanti una bottiglietta di olio, quasi a trasformare quel racconto in un ricordo concreto da portare a casa.

Il finale non poteva che essere affidato alla cucina. Lo chef Filippo Cogliandro ha costruito un menu capace di esaltare i sapori della Piana degli Ulivi, dimostrando come la tradizione non sia un esercizio di nostalgia, ma una materia viva che continua a rinnovarsi. Al termine della serata gli è stato consegnato il guidoncino dell’Accademia Italiana della Cucina, riconoscimento riservato a chi contribuisce a custodire e valorizzare il patrimonio gastronomico italiano.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Palmi, l’azienda Olearia San Giorgio e le Cantine Caccamo, rientra in un percorso dedicato ai tre simboli della dieta mediterranea – pane, olio e vino – con l’obiettivo di raccontare quella “cucina delle radici” che rappresenta molto più di una tradizione culinaria: è identità, cultura e memoria. Il viaggio si concluderà con un ultimo appuntamento dedicato al vino, terzo protagonista di un racconto che, prima ancora che gastronomico, è profondamente calabrese.

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