Otto notti possono bastare per attraversare una vita. Otto notti possono contenere il tempo di una conversione, di un addio, di un ritorno all’origine.
È dentro questo spazio sospeso che Claudio Baglioni e Michele Caccamo collocano TAU – In segno d’amore, un’opera che non racconta semplicemente due santi, ma due uomini che continuano a cercare Dio quando ogni parola sembra diventare troppo piccola.
Antonio da Padova è stanco. Il corpo si consuma nella piccola dimora costruita tra i rami di un noce a Camposampiero. La malattia restringe il respiro, ma allarga lo sguardo. Francesco arriva. Non appartiene al tempo delle apparizioni, bensì a quello della presenza viva, quella che non consola, ma rimette in cammino.
Ogni notte è una soglia. Ogni dialogo spoglia Antonio di qualcosa: del sapere che aveva accumulato, delle definizioni, delle sicurezze, perfino dell’idea di Dio costruita dall’intelligenza. Rimane soltanto ciò che resiste quando tutto il resto cade: l’amore.
Il libro nasce da un lungo dialogo creativo tra Baglioni e Caccamo e si inserisce in un progetto dedicato a san Francesco nell’ottocentesimo anniversario della sua morte. Ma la ricorrenza resta sullo sfondo. Al centro c’è l’uomo, con la sua ostinata nostalgia dell’infinito.
La povertà, in queste pagine, non pesa come una rinuncia. Somiglia piuttosto a una liberazione. Si diventa leggeri quando non si possiede più nulla, nemmeno il proprio nome, nemmeno la pretesa di afferrare il mistero. Soltanto allora il mondo torna a parlare.
L’acqua, il vento, il fuoco, la terra, gli animali, la malattia e persino la morte respirano insieme ai protagonisti. Il creato non osserva: partecipa. Il Cantico delle creature attraversa ogni pagina come una corrente silenziosa, ricordando che tutta la realtà può trasformarsi in lode.
Francesco e Antonio scendono così dal piedistallo della devozione per restituire ai lettori la loro umanità. Tremano, dubitano, soffrono. Proprio per questo diventano vicini. La santità non appare come un privilegio riservato a pochi, ma come una trasparenza conquistata dentro la fragilità.
Le antiche fonti francescane, da Tommaso da Celano in poi, offrono il terreno sul quale gli autori seminano una nuova invenzione poetica. La cronaca si dissolve. Rimane ciò che la storia non riesce a trattenere: il movimento invisibile dell’anima quando si lascia raggiungere dall’Assoluto.
Alla fine resta il Tau. L’ultima lettera. Una croce ridotta all’essenziale. Il segno che Francesco aveva scelto come firma e che, nell’ultima visione di Antonio, una mano continua a disegnare sulla fronte di chi non ha smesso di piangere per le ferite del mondo. Forse è proprio lì che ricomincia la speranza.
Grazie Michele e Claudio per questo regalo.
L’opera sarà disponibile dal 15 settembre, mentre è già in preordine un’edizione limitata di tremila copie numerate, realizzata nella versione “intonsa”, con le pagine ancora unite tra loro, secondo l’antica tradizione editoriale che affida al lettore il gesto di aprire il libro pagina dopo pagina: https://www.amazon.it/dp/B0H8QHVZJB/






