Ci sono stati i discorsi istituzionali, il giuramento del sindaco, le votazioni, le prime tensioni tra maggioranza e opposizione, ma il vero dato politico del primo Consiglio comunale di Taurianova, forse, è stato un altro: i giovani.
Giovani veri. Non costruiti. Non figli della politica da palcoscenico. Ragazzi e ragazze che fino a poche settimane fa, per molti cittadini, e anche per chi scrive, erano perfetti sconosciuti.
Quando sono state presentate le liste, tanti nomi scorrevano quasi anonimi. Facce nuove, lontane dai circuiti tradizionali della visibilità cittadina. Eppure, dentro quell’aula consiliare, qualcosa è cambiato. Perché questa mattina Taurianova ha scoperto che esiste una città che spesso non si vede, ma che nel frattempo è cresciuta.
È la Taurianova di quei giovani che lavorano, che fanno sacrifici, che sono già madri e padri di famiglia, che vivono la quotidianità vera e che forse proprio per questo parlano con un linguaggio diverso dalla politica tradizionale.
Volti nuovi, emozionati, spesso alla prima esperienza amministrativa. Mani strette ai fogli dei discorsi, occhi puntati verso l’aula e quella tensione composta di chi sa di stare entrando in un luogo che pesa. Perché il Consiglio comunale, al di là della politica urlata, resta ancora il posto dove le parole diventano atti e dove le promesse iniziano a misurarsi con la realtà.
Lo si è visto nell’intervento del giovane assessore Sicari, che ha scelto l’umiltà invece della retorica. «Ho tanto da imparare», ha detto, con quella semplicità che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Lo si è sentito nelle parole della vicepresidente del Consiglio Antonella Panarello «con umiltà ho deciso di scendere in campo, e con la stessa umiltà dedicherò gran parte del mio tempo a prendermi cura delle vostre esigenze». Prima ancora che iniziasse il discorso, dal pubblica in aula si è alzata la vocina di una bimba di appena tre anni: «Brava». Una gioia esplosa senza filtri nel silenzio istituzionale del Consiglio comunale. Perché dentro quel Consiglio comunale non c’erano soltanto amministratori e consiglieri. C’erano giovani madri, giovani padri, figli seduti tra il pubblico, emozioni trattenute e la sensazione che, almeno per un momento, Taurianova avesse smesso di guardare sempre gli stessi volti per accorgersi di una comunità nuova che lentamente prova a prendersi spazio.

Marcello Romeo, eletto presidente del Consiglio, ha parlato della necessità di superare «contrapposizioni e conflitti personali», ma soprattutto ha annunciato pubblicamente la rinuncia a qualsiasi indennità. «Lo faccio per amore della mia terra e per amore di Taurianova», ha dichiarato.

Il vicesindaco Marzico ha parlato della politica come di «un punto di partenza e non un arrivo», invitando tutti a «rimboccarsi le maniche e remare nella stessa direzione».
Molto significativa anche la linea scelta dall’assessore Anna Raso che ha partita della sua attività nella scuola come rappresentante di classe e vicepresidente d’istituto: «questa esperienza mi ha insegnato quanto sia fondamentale il dialogo, l’ascolto e la collaborazione per affrontare le sfide educative e costruire percorsi di crescita efficaci e inclusivi».

E il sindaco Domenico Romeo sa di dover accompagnare una nuova generazione dentro la macchina amministrativa: «Io sono e sarò il sindaco di tutti», ha detto. E forse il senso politico più vero di questa prima seduta sta proprio qui.
Perché nei paesi si rischia spesso di ridurre tutto a poche figure visibili. Il Comune diventa una o due persone. La politica diventa una o due persone. Perfino le comunità vengono raccontate sempre attraverso gli stessi nomi.

Queste elezioni, invece, hanno fatto emergere altro. Hanno fatto capire che anche chi fino a ieri era sconosciuto può diventare voce, presenza, proposta. Che da volti considerati “minori” può nascere persino una piccola rivoluzione politica e culturale.
Domenico Romeo, nella costruzione delle liste e della squadra amministrativa, questo coraggio lo ha avuto: dare spazio a persone nuove, molte delle quali lontane dai riflettori tradizionali.
Non sappiamo ancora quale sarà il loro percorso amministrativo. È presto per i giudizi politici. Ma una cosa il primo Consiglio comunale l’ha già lasciata chiaramente intravedere: da questi giovani, almeno finora, sono arrivate soprattutto sorprese positive. Evviva i giovani allora.





