«La verità trova sempre la forza di tornare a galla»: la lettera di Francesco Sposato alla città

L’ex consigliere comunale affida a un lungo messaggio pubblico il racconto della propria vicenda giudiziaria e personale. «Non cerco polemiche né visibilità, ma rispetto per la verità e per i cittadini».

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Una riflessione personale, ma anche un messaggio rivolto alla comunità. Con una lunga lettera pubblica, Francesco Sposato – per molti semplicemente “Ciccio” – ha scelto di ripercorrere la propria vicenda umana e giudiziaria, spiegando le ragioni che lo hanno spinto a rompere il silenzio mantenuto per anni.

«Non lo faccio per polemica né per cercare visibilità – scrive – ma per rispetto della verità e soprattutto dei cittadini che hanno il diritto di conoscere i fatti per come sono realmente accaduti». Parole che arrivano dopo un periodo lungo e complesso della sua vita, segnato da accuse pesanti e da una vicenda giudiziaria che lo ha visto trascorrere quasi due anni in carcere di massima sicurezza.

Francesco Sposato ricorda come, fino al dicembre del 2017, la sua fedina penale fosse «completamente pulita», senza procedimenti o condanne. Da lì l’inizio di un percorso difficile, che lo ha condotto a vivere – tra il dicembre 2017 e il novembre 2019 – una fase che lui stesso definisce «un’altra dimensione», segnata dal peso dell’accusa e dall’esperienza del carcere. «Quando la libertà ti viene tolta ingiustamente – scrive – assume un valore che solo chi l’ha perduta può comprendere davvero».

Nel suo racconto sottolinea come la vicenda giudiziaria si sia poi conclusa con il proscioglimento e la scarcerazione immediata, con sentenze diventate definitive già al primo grado di giudizio. «La magistratura ha fatto il suo lavoro e alla fine la verità è venuta fuori», afferma, ribadendo di non attribuire alla giustizia l’origine di quanto accaduto.

Secondo la sua ricostruzione, alla base della vicenda vi sarebbe invece un disegno costruito in ambito politico per estrometterlo dalla scena pubblica, quando ricopriva il ruolo di consigliere comunale. Una pagina che, nelle sue parole, porta con sé anche una ferita personale: il coinvolgimento di una persona che prima considerava un amico d’infanzia.

La lettera non vuole essere, spiega ancora Sposato, una richiesta di pietà o di compassione, ma piuttosto un gesto di chiarezza verso la città. «Credo che chi fa politica debba avere il coraggio di guardare negli occhi la propria comunità e raccontare la propria storia senza paura».

Nel passaggio conclusivo lascia anche uno spiraglio sul futuro. Se dovesse decidere di tornare a impegnarsi nella competizione elettorale – afferma – lo farebbe con l’intenzione di contribuire «con onestà e dignità al futuro della nostra città».

Ai concittadini rivolge infine un invito semplice: non fermarsi alle voci o ai pregiudizi, ma guardare alle storie e alla coerenza delle persone. «Ho affrontato il momento più difficile della mia vita – conclude – e ne sono uscito da uomo libero e da cittadino pulito». Il messaggio si chiude con un pensiero rivolto alla comunità e alla città: «Viva Taurianova».

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