Si è svolta venerdì, nei locali della scuola “Pascoli” di Taurianova, la giornata formativa «Cosa farò da grande – Giornata delle abilità 2025», dedicata agli studenti delle terze classi dei plessi “Pascoli” e “Contestabile” dell’Istituto Comprensivo di Taurianova guidato dalla dirigente Muscolino. Un appuntamento coordinato dal referente del Team Inclusione, prof. Antonio Albanese, che – oltre a offrire ai ragazzi strumenti per orientarsi verso il futuro – ha messo al centro il valore delle relazioni, dell’esperienza e dell’inclusione reale.
Tra i momenti più intensi dell’incontro, il contributo dell’avvocato Oreste Albanese, presidente dell’associazione “Città a misura d’uomo”, che ha condiviso con gli studenti una riflessione personale e profondamente autentica sulla disabilità, sulla crescita e sul cambiamento culturale.
Albanese ha raccontato di essere cresciuto «in un periodo in cui non c’erano molte garanzie, e abbiamo dovuto conquistarci tutto». Un contesto che, secondo lui, oggi i giovani non percepiscono più, ma che gli permette di guardare con soddisfazione ai passi avanti fatti dalla scuola e dalla società: «Sono contento di vedere che il mondo sta cambiando e che tanti giovani sono ormai integrati nella scuola». Un risultato che, ha ricordato, si costruisce soprattutto «grazie al lavoro di squadra», quello stesso lavoro che dimostra come «tra le persone non ci siano differenze che impediscano la convivenza».



Raccontando la sua esperienza personale, l’avvocato ha voluto ribadire che la disabilità «non è mai stata un limite», ma «un senso profondo» che ha dato forma alla sua vita. Merito soprattutto della famiglia, che per lui è stata «fondamentale» nel farlo sentire capace e parte di un tutto: «I miei genitori non mi hanno mai considerato diverso o inferiore: abbiamo affrontato tutto insieme, dando valore alle capacità più che alle difficoltà». Una normalità fatta di relazioni semplici, autentiche, dove i problemi di ciascuno non diventano un peso per l’altro: «Gli amici non devono conoscere tutti i miei problemi e io non devo conoscere tutti i loro. Ognuno vive le proprie difficoltà e le affronta con la propria testa».
Albanese ha ricordato i primi anni in cui si parlava di integrazione e abbattimento delle barriere architettoniche, «era il 1981-82». A distanza di oltre quarant’anni, molte battaglie restano purtroppo irrisolte. Le barriere, ha spiegato, spesso non sono concetti astratti, ma ostacoli quotidiani: «Non poter entrare in un comune dall’ingresso principale perché c’è uno scalino. Oppure dover passare da un ingresso laterale chiuso, perché nessuno ha avuto la cura di tenerlo aperto». E questi gesti, o non-gesti, pesano più di molte parole: «Se non cambiamo la mentalità, nessun progetto o grande piano basterà a risolvere i problemi».
Nel suo intervento ha parlato anche di scuola, sottolineando che la prima vera inclusione nasce tra i banchi: «Gli insegnanti di sostegno sono fondamentali, ma sono ancora più importanti i compagni di classe». Per crescere davvero insieme, i ragazzi devono «giocare, litigare, dialogare, affrontare i piccoli problemi quotidiani» con naturalezza, senza costruire differenze.





Un passaggio forte è stato dedicato alla troppa protezione che oggi circonda bambini e adolescenti, disabili e non: «Non si lascia più loro la libertà di confrontarsi, di sbagliare, di fare esperienze». Una protezione che, quando eccessiva, «diventa essa stessa una barriera».
Accanto al suo intervento, la giornata ha ospitato anche i contributi del Garante regionale per la Disabilità Ernesto Siclari, dell’assessore al Welfare del Comune di Reggio Calabria Lucia Nucera, della dottoressa Simona Scrivo del Comune di Taurianova, dai presidenti Enrico Mignolo e Angela Foti, di Suor Veronica Donatello e di don Giovanni Battista Tillieci, che hanno ribadito l’importanza di una comunità educante fatta di relazioni e responsabilità condivise.




A dare un tocco concreto e simbolico all’incontro, il laboratorio “Pizza Insieme” a cura del Polo Scolastico “L. Einaudi” di Lamezia Terme, con la partecipazione dei ragazzi dell’associazione “Prendiamoci per Mano”: un momento in cui, come gli ingredienti che si mescolano, competenze ed esperienze diverse si sono unite per creare qualcosa di bello e comunitario.





La giornata si è conclusa con un messaggio chiaro: l’inclusione non nasce dai progetti, ma dai gesti. E soprattutto dalle persone, quando imparano a vivere insieme senza paura della diversità.





