Ci sono storie locali che, pur radicate in un territorio preciso, parlano alla Chiesa universale. Il volume di Giosafatto Pangallo, La chiesa dell’Addolorata, il romitorio, i frati cappuccini a Radicena, offre in questa prospettiva una ricostruzione ampia e documentata della presenza cappuccina in un centro oggi parte della città di Taurianova, ma storicamente dotato di una propria e significativa identità anche religiosa.
L’opera si distingue fin dalle prime pagine per il suo impianto rigoroso. Il professore Pangallo, deputato di Storia patria per la Calabria, non si limita a raccontare una vicenda locale, ma la colloca all’interno della più vasta storia dell’Ordine cappuccino, risalendo alle origini della riforma francescana del XVI secolo e seguendo la diffusione dei conventi in Calabria. In questo quadro, Radicena emerge come uno dei luoghi in cui la spiritualità cappuccina ha trovato terreno fertile, sostenuta dalla devozione popolare e dal desiderio di una vita religiosa improntata alla povertà, alla semplicità e alla predicazione evangelica.
Particolarmente significativa è la ricostruzione delle prime presenze cappuccine nella Piana, dove già nel XVI secolo esistevano conventi e centri di vita religiosa collegati alla riforma francescana. L’autore documenta, con puntuali riferimenti archivistici, la nascita e lo sviluppo dei conventi, il ruolo delle comunità locali e le vicende che hanno segnato la presenza dei frati nel corso dei secoli, tra fondazioni, soppressioni e rinascite.
In questo contesto, la chiesa dell’Addolorata e il romitorio assumono un valore simbolico e spirituale particolare. Essi rappresentano non solo luoghi di culto, ma anche spazi di formazione e testimonianza, in cui la presenza dei cappuccini si è tradotta in un accompagnamento concreto della vita dei fedeli. La devozione alla Madonna Addolorata, profondamente radicata nella tradizione locale, diventa espressione di una fede vissuta nella quotidianità, capace di offrire consolazione e speranza.
Uno degli aspetti più rilevanti del volume è l’attenzione ai protagonisti di questa storia. Pangallo restituisce nomi, date e vicende di frati che hanno contribuito alla crescita spirituale della comunità, mettendo in luce il loro impegno nella predicazione, nella cura pastorale e nella testimonianza evangelica. Attraverso queste figure emerge il volto concreto di una presenza religiosa che ha inciso profondamente nella vita del territorio.
Il valore dell’opera risiede anche nella ricchezza delle fonti utilizzate. Le numerose note, i riferimenti a cronache cappuccine, agli archivi ecclesiastici e alle testimonianze locali conferiscono al lavoro una solidità scientifica che lo rende un punto di riferimento per gli studi sulla storia religiosa calabrese. Al tempo stesso, la chiarezza dell’esposizione rende il volume accessibile anche a un pubblico più ampio, interessato a riscoprire le proprie radici.
La storia dei cappuccini a Radicena, così come emerge dalle pagine di Pangallo, è una storia di dedizione, di servizio e di testimonianza, che continua a parlare anche oggi.
Il volume si presenta dunque come un contributo prezioso non solo per gli studiosi, ma per l’intera comunità ecclesiale. Custodire la memoria significa riconoscere le radici su cui si fonda il presente e da cui può nascere il futuro. In questo senso, il lavoro di Giosafatto Pangallo non è soltanto un’opera di ricostruzione storica, ma anche un invito a riscoprire il valore di una presenza che ha segnato profondamente la vita spirituale di un territorio.
Lo dimostra l’ampiezza dello sguardo con cui l’autore attraversa i diversi livelli di questa storia: dalla nascita del romitorio alle vicende del convento, dalla vita fraterna dei religiosi alle loro funzioni pastorali, fino agli accadimenti che hanno accompagnato nel tempo la comunità. Ne emerge un tessuto vivo, fatto di relazioni, opere, volti e testimonianze, in cui la dimensione spirituale si intreccia con quella sociale e culturale.






