Intervista a Lorenzo Branchetti: «Il bar è il luogo dove l’Italia si racconta davvero»

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C’è un’Italia che difficilmente entra nei palinsesti televisivi: quella delle conversazioni quotidiane, delle opinioni spontanee, dei racconti che nascono nei luoghi più semplici. È da qui che prende forma Bar Centrale, la trasmissione in onda su Rai1 che oggi fa tappa a Taurianova, scegliendo come punto di osservazione privilegiato uno dei luoghi più autentici della vita sociale: il bar.

A raccontarne lo spirito della trasmissione è Lorenzo Branchetti, volto noto della televisione italiana. Per molti resta ancora il Milo Cotogno de La Melevisione, personaggio entrato nell’immaginario di più generazioni, ma il suo percorso si è progressivamente ampliato con un’attenzione sempre speciale verso i progetti educativi, nel 2024 infatti ha lanciato con Studio Bozzetto il format musicale per bambini Maestro Lorenzo. Il musical a misura di bambino! Un progetto che unisce musica, ballo e didattica, proseguendo il suo impegno nel coniugare intrattenimento e formazione. Un percorso che oggi trova naturale continuità anche nel racconto dei territori, nelle trasmissioni di Rai 1 Bar Centrale, e Camper e su Rai 2 in TOP – Tutto quanto fa tendenza dove Branchetti si distingue per uno stile diretto, empatico e capace di entrare in sintonia con le persone.

Lorenzo Branchetti è a Taurianova già da ieri, dove sta incontrando persone e raccogliendo storie, tra cui quella che andrà in onda sabato prossimo alle 16 su Rai2, con protagonista Fabio Taverna e la sua pasticceria. Il suo è uno sguardo che unisce leggerezza e attenzione, capace di cogliere il valore umano dietro ogni testimonianza.

“Bar Centrale” porta la televisione nei territori: è una sfida o una necessità oggi?

«Io credo sia soprattutto una necessità. C’è una bella intenzione, quella di coinvolgere le persone che quotidianamente parlano di cose di cui poi si discute anche in televisione. La differenza è che noi andiamo da loro, nei bar, che sono il luogo per eccellenza dove nascono le discussioni sulle notizie quotidiane. È lì che si forma un’opinione, è lì che le persone si confrontano davvero. Da questa idea è nato il programma: Elisa Isoardi conduce in studio, mentre io vado in giro per l’Italia, ogni volta in una regione diversa, per raccogliere direttamente le voci delle persone».


C’è il rischio di semplificare questo racconto oppure è un modo per restituire autenticità?

«Io lo vedo come un racconto molto più autentico. Non si tratta solo di “sentire”, ma proprio di vedere e ascoltare da vicino, quasi “dalle viscere”, quello che pensa la gente. I nostri ospiti non sono attori, non recitano un copione scritto. Hanno la possibilità di dire ciò che pensano davvero. E ogni volta sono in 5 e rappresentano una parte dell’Italia. In questo senso credo che il programma non semplifichi, ma esalti quello che gli italiani pensano e vivono».


In questo viaggio continuo tra i territori, cosa ti colpisce di più?

«La capacità delle persone di raccontarsi. Spesso incontriamo persone che potrebbero parlare a lungo, con una chiarezza e una semplicità incredibili. Ci è capitato di dirci, anche con Elisa e con gli autori: “questa persona avrebbe potuto parlare mezz’ora in più”. È proprio questo che sorprende: trovi persone che, senza essere professionisti della comunicazione, sono molto capaci, magari non hanno timore della telecamera e riescono a spiegare concetti complessi in modo diretto, autentico».


Tu porti con te anche un passato molto riconoscibile, quello della “Melevisione”. Quanto incide ancora oggi?

«Incide tanto. E’ stato un programma glorioso e quell’esperienza è stata fondamentale, non solo a livello professionale ma anche umano. Ancora oggi, girando l’Italia, incontro persone di tutte le età che la ricordano: nonni, genitori, bambini. È un affetto trasversale, anche oggi dopo 20 anni, per le storie belle che abbiamo raccontato. E poi c’è Milo, che è un po’ il mio piccolo talismano, la mia parte buona e accogliente, più leggera. Io nasco folletto grazie ai miei genitori, non sono una specialista di bambini, io sono me stesso però mi tengo stretto quel personaggio e quell’esperienza, aiuta anche oggi, nel modo di relazionarmi con le persone».


Proprio il rapporto con i più piccoli ha influenzato il tuo modo di comunicare?

«Moltissimo. Io dico sempre che se riesci a spiegare qualcosa a un bambino, allora puoi spiegarla a chiunque. È una palestra incredibile: ti costringe a scegliere le parole giuste, a essere chiaro senza essere banale».


Oggi c’è ancora spazio per una proposta educativa rivolta ai più piccoli?

«Credo di sì, ed è proprio questo che mi ha spinto a portare avanti il progetto “Maestro Lorenzo” che unisce musica, gioco e didattica. I bambini hanno bisogno di contenuti che li facciano divertire ma anche crescere. Con “Maestro Lorenzo”, che sono io, proviamo a fare questo: usare la musica, il gioco, il movimento per trasmettere qualcosa. Come vedi sono sempre legato al mondo dei bambini anche se poi il lavoro mi porta ad un pubblico adulto, ma i folletti stanno bene con chiunque».


Tra le esperienze televisive anche“La Prova del Cuoco”: cosa ti ha lasciato?

«La ricordo con affetto perché per me è stata, a livello professionale, un’esperienza unica. E questa settimana sono proprio 10 anni da quell’esperienza quando mi sono trovato a condurre all’improvviso un programma così seguito, per una settimana, a causa di un malanno di Antonella Clerici. È stata una grande opportunità per farmi conoscere, ma anche una prova per capire se fossi in grado di gestire un programma. L’ho fatto con rispetto, perché non ero io il conduttore. Credo che il pubblico abbia percepito questo atteggiamento, il fatto di essere stato semplicemente me stesso. È stata una settimana importante, anche per dimostrare a me stesso quello che potevo fare e che la tv dei ragazzi qualcosa insegna, poi la vita cambia, le opportunità passano…».


Lo sogni comunque un programma tutto tuo?

«Certo, perché no, mai sono felicissimo di far parte di Bar Centrale, programma totalmente nuovo voluto dal direttore Angelo Mellone e Andrea Di Consoli condotto da Elisa Isoardi e sono contento che anche Elisa abbia voluto me. È una bella occasione quando fai un programma nuovo, perché all’inizio non sai mai come andrà. Siamo felici perché sta andando bene, sta avendo ottimi ascolti e sta diventando sempre più un appuntamento riconoscibile del sabato. Affrontiamo le notizie della settimana con leggerezza, cercando di fare compagnia al pubblico. Io credo che sia proprio questo il punto di forza: non conta quanto tempo stai in un programma, ma come lo fai. E secondo me lo stiamo facendo bene, quindi sono molto felice».


Arrivato a Taurianova, cosa ti aspetti da questa tappa?

«Non vedo l’ora di conoscere i cinque ospiti della puntata. Ogni incontro è una scoperta. Perché l’Italia non finisce mai: ogni luogo ha qualcosa da raccontare. Può essere una storia, un piatto, una tradizione. Anche dove sembra non ci sia niente, in realtà trovi sempre qualcosa. Ed è questo che mi affascina: la possibilità di continuare a scoprire e raccontare».


E oggi, dopo tanti anni di lavoro, qual è il tuo sogno?

«I sogni cambiano con il tempo. Oggi il mio è continuare a fare questo: raccontare l’Italia, incontrare persone, lavorare con entusiasmo. Sembra una cosa semplice, ma per me è già un sogno realizzato. Sto facendo quello che sognavo da bambino. E finché mi divertirò, vorrò continuare a farlo».

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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