«TAU», la prima nazionale a Taurianova: Baglioni e Caccamo raccontano Francesco attraverso otto notti

Nella Chiesa degli Artisti la presentazione del libro scritto a quattro mani. Parole, musica e spiritualità nel dialogo con Michele Caccamo

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Non poteva che essere una serata fatta di parole e musica quella scelta per presentare per la prima volta al pubblico «TAU. In segno d’amore», il libro scritto a quattro mani da Claudio Baglioni e Michele Caccamo. E non poteva esserci luogo più significativo della Chiesa degli Artisti di Taurianova che ha accolto la prima nazionale dell’opera.

Al centro della serata il dialogo con lo scrittore e poeta calabrese ha accompagnato il pubblico dentro un libro che non è una biografia di san Francesco né un racconto devozionale tradizionale. È, piuttosto, un’invenzione poetica e spirituale costruita in otto notti, nelle quali Antonio da Padova, malato e ormai prossimo alla morte, riceve la presenza di Francesco. Un incontro che diventa progressivamente un viaggio verso il limite della conoscenza, là dove le certezze cedono il passo al silenzio.

Il libro nasce nell’ambito del progetto artistico dedicato a san Francesco per gli ottocento anni dalla sua morte. «In un tempo che insegue sempre più l’accumulo e il possesso, abbiamo scritto di due uomini che si sono spogliati di tutto, per essere essenza dell’essenziale», ha spiegato Michele Caccamo presentando l’opera e raccontando la scrittura condivisa con il cantautore romano come un percorso nel quale pensiero e scrittura hanno cercato di restituire Francesco e Antonio alla loro dimensione umana.

Ed è proprio la parola «essenziale» ad aver fatto da filo conduttore alla conversazione. Francesco si spoglia dei beni, Antonio è chiamato a confrontarsi con il limite del sapere. La povertà, nel libro, diventa così qualcosa di più radicale della semplice rinuncia materiale: è il progressivo venir meno di ogni pretesa di possesso, del nome, dell’identità, della verità e perfino dell’immagine che l’uomo costruisce di Dio.

La serata ha scelto di far dialogare queste domande anche con la musica di Baglioni che per l’occasione ha inviato un video e un audio registrato in cui salutava e ringraziava tutti gli intervenuti: «tutto il bene che sta in un abbraccio a coloro che ascolteranno le vostre parole».

Ad aprire il percorso è stata Dolce sentire, brano della colonna sonora di «Fratello sole, sorella luna» di Franco Zeffirelli, interpretato da un giovanissimo Claudio Baglioni. La musica ha così introdotto il tema del rapporto con il creato e con quello sguardo francescano capace di riconoscere nella natura non qualcosa da possedere, ma una realtà alla quale appartenere.

A eseguirla Domenico Barreca, accompagnato da Riccardo Anastasi e dal quartetto d’archi «La Nuova Verdi», a cura del maestro Cettina Nicolosi.
Il secondo momento musicale è stato Gesù caro fratello, brano del 1977, interpretato da Baglioni in romanesco. La canzone ha offerto un altro punto di contatto con il tema della fraternità: un Gesù cercato dentro la vita degli uomini, nelle loro speranze, nella loro fragilità e nel loro bisogno.

Nel corso della serata è intervenuta anche l’assessore regionale Eulalia Micheli, che si è soffermata in particolare sulla notte di Gubbio e sul lupo, letto non come una minaccia ma come il segno di un bisogno inascoltato: un’immagine che, ha detto, riguarda da vicino chi ha responsabilità istituzionali ed educative, chiamato a cogliere ciò che sta dietro un disagio o una fragilità prima che resti senza risposta. Micheli ha ringraziato Michele Caccamo e Claudio Baglioni per un libro che, ha detto, non consola a buon mercato ma lascia ai lettori, soprattutto ai più giovani, la possibilità di farsi le domande giuste.

Barreca

A chiudere il percorso è stata Pace, brano con cui Baglioni conclude l’album Oltre, del 1990. Una scelta non casuale per una serata che, partendo dalla spoliazione raccontata in «TAU», è arrivata alla ricerca di una possibile riconciliazione: «Pace a noi», «Pace a me», «Pace a te».

La musica ha lasciato così spazio alle ultime parole di Caccamo e a una domanda rimasta aperta: che cosa rimane quando vengono meno il possesso, le certezze e la pretesa di conoscere tutto?

Forse proprio ciò che il titolo del libro suggerisce: l’amore come segno, ma anche come punto di arrivo di una ricerca che passa attraverso la fragilità, il silenzio e la fraternità.

Riccardo Giacoia

È intervenuto anche Riccardo Giacoia, caporedattore della TGR Calabria, che ha sottolineato quanto il libro riesca a toccare anche chi non è particolarmente vicino alla religione.

Nel corso della serata, l’artista Antonella Larosa ha dipinto dal vivo un’opera dedicata a Sant’Antonio.

E poi quel gesto concreto con cui il lettore è chiamato a entrare nel libro: le pagine intonse, da aprire una alla volta. Un gesto semplice che diventa quasi una metafora della serata: alcune domande non si possono affrontare tutte insieme. Vanno aperte lentamente, una pagina dopo l’altra.

Come il libro. Come la ricerca dell’essenziale.

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