Prima ancora delle luminarie, c’erano le stelle. Quelle che, nei giorni della festa della Madonna della Montagna, comparivano sulle case di Taurianova per illuminare Maria e, insieme, le strade del paese. Una tradizione antica, di quelle che non hanno bisogno di un documento per essere ricordate, perché sono state consegnate di generazione in generazione, raccontate dai nonni ai nipoti e poi ripetute, ogni anno, come un gesto naturale di devozione.
A raccontarlo sono soprattutto gli anziani. Le stelle, dicono, c’erano già quando erano bambini e prima ancora le vedevano nelle case dei loro nonni. Allora non esistevano le moderne luci elettriche: la stella veniva accompagnata da una lanterna, con un lume o una candela, e nella sera diventava un piccolo segno di festa.
Era un modo semplice per illuminare il paese nei giorni della festa. Ma soprattutto per illuminare Maria.
Maria è stella del mare, stella del mattino. La sua immagine è legata da sempre alla simbologia delle stelle: quella corona di dodici stelle che la tradizione cristiana associa alla Vergine trova, nella devozione popolare taurianovese, una traduzione semplice e luminosa. Una stella fuori dalla porta di casa, sul balcone o alla finestra: un modo per dire che Maria è lì.
E dietro quelle stelle, negli anni, ci sono state anche mani sapienti. Mani di artigiani e di maestri che hanno trasformato canne, carta, colori e materiali diversi in piccole opere destinate a illuminare le case.
Ci sono nomi che meritano di essere ricordati perché fanno parte della storia di questa tradizione: il maestro Mezzatesta, il maestro Saraceno, il maestro Rocco Arena, il maestro Pezzano, il maestro Mimmo Romeo. Alcuni di loro non ci sono più, ma il loro lavoro continua a vivere in una forma che, a Taurianova, è ancora immediatamente riconoscibile.
La stella tradizionale nasceva da una struttura di canne, poi rivestita e decorata. Un lavoro paziente, fatto di manualità e fantasia. Oggi i materiali sono cambiati e la creatività ha moltiplicato le possibilità: accanto alle stelle più semplici e fedeli alla tradizione se ne vedono di elaborate, coloratissime, costruite con tecniche e materiali nuovi.
Ma il senso è rimasto lo stesso.
Basta camminare per Taurianova in questi giorni per accorgersene. Di giorno le stelle mostrano colori, immagini e decorazioni; di sera, quando si accendono, diventano tanti fari luminosi che accompagnano la città verso la festa.
Negli anni sono nati anche concorsi dedicati alla stella più bella e da qualche anno gli “Amici del Palco” hanno dato ulteriore forma a questa tradizione con la «Via delle Stelle», un’esposizione di numerose realizzazioni del maestro Mimmo Romeo che raccoglie e valorizza ciò che normalmente è disseminato tra le vie e i balconi della città.
Ma la parte più bella resta forse quella che non ha bisogno di un premio.
È la stella che compare sul balcone di una casa. Quella preparata in famiglia. Quella conservata per anni e tirata fuori quando arriva la festa. Quella costruita da un nonno e quella realizzata oggi da un bambino. Quella semplice e quella elaborata.

Sono tutte diverse, ma raccontano la stessa storia.
Una storia fatta di fede, memoria e appartenenza. Una storia che passa attraverso le mani dei maestri, i ricordi degli anziani e la fantasia delle nuove generazioni.
Le luminarie possono accendere le strade. Ma sono quelle stelle appese alle case a dire che la festa è entrata dentro la città.
Perché a Taurianova, nei giorni della Madonna della Montagna, Maria non è soltanto in chiesa o nelle preghiere.
È anche lassù, su un balcone, dietro una finestra, lungo una strada.
Dentro una stella.






