A scuola si pensa che il diploma sia il punto finale. Si consegna il pezzo di carta, si salutano i professori e ognuno prende la propria strada. È una convinzione che però dura di solito poco. Ecco perché si sente la necessità delle rimpatriate.
Quella della V C Geometri del «Gemelli Careri» è arrivata trent’anni dopo. E ha dimostrato che, almeno per loro, la scuola non era affatto finita.
Si sono ritrovati per festeggiare quel diploma che li aveva messi alla porta della scuola e all’ingresso della vita adulta. Erano in tanti, abbastanza da ricostruire quasi per intero quella vecchia fotografia di classe. Ma la sorpresa più bella è stata trovare dall’altra parte del tavolo alcuni dei professori di allora: Massimo Toscano, Giuseppe D’Agostino, Rocco Fonte.

Erano trentatré. Trentuno ragazzi e due ragazze, Rosalba e Rina, in una classe di Geometri che appartiene a un’epoca nella quale certe professioni avevano ancora un genere quasi prestabilito. Anche questo, visto da oggi, fa parte della fotografia.
Ma la fotografia più interessante non è quella di allora. È quella scattata adesso, quando seduti insieme, sono tornati per qualche ora quelli della V C.
La scuola, del resto, ha questa strana presunzione: crede di insegnare matematica, topografia, estimo. In realtà insegna anche a sapersi ritrovare molti anni dopo.
E così il vecchio «Gemelli Careri» sta avendo la sua rivincita. Trent’anni dopo il diploma, le classi tornano a fare l’appello. E questa volta, però, nessuno vuole essere assente.





