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mercoledì, Marzo 11, 2026

Michele Albanese, la Calabria tra le dita

Morto a 66 anni Michele Albanese, giornalista sotto scorta dal 2014

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«Appena arriva,
mandami una foto,
gli audio, mentre parla —
non aspettare la fine».

Era giugno, primi giorni,
l’ultima richiesta che ho portato a casa.

La sigaretta sempre accesa
tra le dita —
non l’ho mai visto senza,
tranne quella volta,
in chiesa del Rosario, davanti a Gratteri,
per qualche minuto
ha smesso.

Con una telefonata
arrivava ovunque.
Conosceva la Calabria,
ogni vicolo, ogni volto, ogni ombra.
Conosceva i calabresi
come conosceva se stesso:
senza sconti, con pazienza, con cura.

Parlava di politica,
di spazi stretti,
di verità da raccontare,
senza sconti.

Sorrideva ai riconoscimenti ricevuti,
li accoglieva come carezze
alla fatica quotidiana.

«Per colpa tua,
ho ricevuto un rimprovero»
eppure nei suoi occhi
c’era orgoglio, e fiducia.

«Da te mi aspetto tanto»,
mi diceva, e io sapevo
che lo diceva per spingere,
per credere, per insegnare.

Era felice dei miei pezzi,
sorrideva, quasi di nascosto,
e mi faceva capire
che ogni parola contava.

Poi… la preghiera, tra un messaggio e l’altro,
piccoli ponti nei mesi
tra cronaca e cuore,
tra paura e coraggio.

Ogni gesto: una mano sulla finestra,
ogni sigaretta accesa: un pensiero,
ogni richiesta veloce: un atto di cura.

Non era solo giornalista:
era presenza,
attenzione,
un filo di ironia leggero
tra i drammi e le persone.

E io lo ricordo così:
tra foto, audio, gesti,
messaggi e preghiera,
sigaretta e silenzi,
ogni attimo vivo,
ogni parola un dono.

Ciao Michele.

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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