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lunedì, Ottobre 25, 2021

Sessualità, attivismo e discriminazioni

“La mia identità sessuale: tra pregiudizi, discriminazioni e oppressioni a cura di Andrea Amato, attivista trans non binary”.

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Sessualità, attivismo e discriminazioni: questi i temi della “discussione orizzontale” che la attivista Andrea Amato, coordinatrice della pagina DAILY LIVE – Cultura Lgbtqia Plus VS Fake News, in collaborazione con l’associazione multiculturale Mammalucco e ospitata da Alkemist pub, ha intavolato sabato sera durante l’evento “La mia identità sessuale: tra pregiudizi, discriminazioni e oppressioni a cura di Andrea Amato, attivista trans non binary”.

La mia identità sessuale: tra pregiudizi, discriminazioni e oppressioni – Locandina evento

Andrea, nome elettivo differente da quello riportato sulla carta d’identità, sceglie di esporsi e di avvicinarsi anche con il nome a quella che sente identità più reale. Proprio in vista del prossimo 23 settembre, in cui verrà celebrata la giornata mondiale della visibilità e dell’orgoglio bisessuale con lo scopo di combattere l’invisibilizzazione e la stigmatizzazione delle persone bisessuali sia all’esterno che all’interno della comunità LGBTQIA+, Andrea ha deciso di raccontare di sé, e attraverso la sua identità, spiegare termini della sessualità come non binary, transgenere, pansessuale e poliamoroso.

La libertà del nostro tempo ci vede a nostro agio con tutte le classificazioni sessuali e di genere, ma la sensibilizzazione di Andrea è d’obbligo nel momento in cui il nostro sistema normativo non è ancora in grado di proteggere chi come lei non riesce a identificarsi con i parametri previsti dalla società: Andrea non è un uomo o una donna, preferisce che le si rivolgano con il pronome “lei”, ama in maniera non convenzionale a prescindere dal genere.

Ci racconta di chi decide di cambiare sesso e degli iter legali e processuali infiniti, di figure poste a decidere non sempre in grado di capire la situazione o di proteggere, del malessere che si prova nel dover essere costretti ad un coming out continuo e forzato per via delle circostanze che la società richiede. Come avviene per il suo green pass, necessario per accedere a locali al chiuso e mezzi di trasporto, che però riporta un nome differente da quello elettivo, che non racconta di sé e la costringe a spiegare controvoglia la sua identità al personale preposto al controllo. 

Temi tanto sentiti, quanto strumentalizzati, sui quali di recente il governo si è esposto, in occasione della presentazione del DDL Zan: il disegno di legge previene e contrasta la discriminazione e la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sulla sessualità, sull’identità di genere e sulla disabilità e inasprisce le pene già previste, ma non mette d’accordo tutti sull’introduzione di un’identità fluida difficilmente identificabile e su ciò che comporterebbe all’interno della società.

È stata una discussione molto libera, senza pregiudizi, che ha stimolato interventi curiosi e non banali, segno che la società di oggi è davvero lontana da vincoli mentali di identificazione, che incoraggia la libertà personale di ognuno a prescindere dal sesso, dal genere e dal modo di amare. Una società che però ha bisogno di creare momenti come questo perché sia possibile, un giorno, esistere in maniera più onesta su questo pianeta, per vivere la propria verità senza essere per questo emarginati, discriminati o aggrediti.
Considerando però che vale anche il contrario, perchè capita pure, e non dobbiamo nasconderlo, che ad essere aggrediti o isolati o comunque ad essere protagonisti di episodi d’intolleranza siano anche gli eterosessuali che parlando o scrivendo su temi di sessualità, con il proprio pensiero libero senza pregiudizi, ma che sempre un pensiero libero è, non ricevendo il consenso della comunità LGBTQIA+ vengano presi di mira, forse per difesa, ma si tratta sempre di avvilenti episodi.

Il rispetto degli altri e del proprio pensiero è necessario sempre. Come la libertà, anche quella di stampa.

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