Quando la Pasqua si impara facendola: una tavola, 12 apostoli e un asinello

Alla Sala Padre Pio la tradizione ventennale della Monteleone si rinnova con una novità: il passaggio alla Pasqua cristiana, tra simboli, gesti e partecipazione delle famiglie.

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Alla Sala Padre Pio, ieri mattina, i bambini delle classi terze della scuola Monteleone, con quell’emozione addosso che non sai mai se è più paura o entusiasmo, hanno riproposto la Pasqua ebraica, un appuntamento che da oltre vent’anni coinvolge studenti, insegnanti e famiglie. Ma ogni volta è diversa, perché cambiano i volti, cambiano le voci, cambia anche il modo di stare dentro quella storia.

Un lavoro che non si ferma al racconto. Dietro c’è lo studio di diverse discipline, preparazione, partecipazione e non solo degli studenti. Anche quest’anno, infatti, sono stati i genitori a cucinare, dando concretezza a ciò che i bambini hanno poi raccontato e messo in scena.

La prima parte è rimasta fedele alla tradizione: canti, danze e il racconto della Pasqua ebraica. Poi la novità. Il passaggio alla Pasqua cristiana, introdotto per la prima volta, con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, con l’asinello – un asinello vero, che ha sorpreso tutti strappando sorrisi e stupore.

Un passaggio semplice, ma non scontato per dei bambini, che invece lo hanno reso diretto, senza appesantirlo.

I bambini non lo spiegano, lo fanno. Passano da una scena all’altra come se fosse naturale. E forse lo è davvero, almeno per loro. Dalla liberazione raccontata nella Pasqua ebraica si arriva alla tavola dell’Ultima Cena.

Attorno alla tavola, i dodici apostoli, Gesù al centro. Il pane azzimo, l’agnello, le erbe amare, l’uovo: la continuità tra le due Pasque, la cena ebraica che si apre all’Eucaristia.

Anche gli abiti raccontano qualcosa: tuniche e costumi dell’epoca, messi insieme grazie a un passaggio semplice ma prezioso tra bambini, prestati, condivisi, riutilizzati. Un piccolo gesto che è diventato un vero messaggio di collaborazione.

Perché questa non è una recita che finisce con un applauso. È qualcosa che si tocca, che si guarda da vicino, che quasi si può assaggiare. E infatti si capisce meglio: la cena ebraica che si apre, che diventa Eucaristia, che diventa cena cristiana. Senza discorsi complicati. Solo stando lì.

A seguire tutto, con attenzione, la dirigente Maria Concetta Muscolino insieme alla vicaria Teresa Ielo e a tutte le insegnanti delle classi terze e di religione che questo percorso lo costruiscono ogni anno, pezzo dopo pezzo.

E poi il Vescovo Giuseppe Alberti. Il suo messaggio è arrivato diretto: quello che avete fatto non è solo scuola. E infatti si vede. Presente anche don Mino Ciano, don Cecè Feliciano, i padri francescani, il diacono Vincenzo Alampi e suor Tina dell’Ufficio scuola diocesano.

E forse è proprio questo il punto: anche la fede quando passa dalle parole ai gesti, smette di essere spiegata e comincia a essere vissuta.

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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