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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Barreca, l’artigiano malinconico della musica

Dice: "Sono rinato e l'ho fatto attraverso due armi che sono semplicissime: il sorriso e la gentilezza".

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Abbiamo incontrato l’artista Domenica Barreca, in arte Barreca, e abbiamo fatto con lui una bella chiacchierata, attraversando il suo mondo, la sua musica, ma anche le sue attese e malinconie. Attualmente è senza dubbio il cantante taurianovese che ha fatto più strada calcando importanti palchi e quando il suo ufficio stampa ci ha contattati per chiederci un’intervista (lo scriviamo per sottolineare che Barreca ha uno staff di tutto rispetto con Ufficio Stampa: Parole & Dintorni – Promo Radio/Tv:  Newtoneagency – Management: Riccardo Anastasi – Booking: Rps di Ruggero Pegna) abbiamo anche sorriso perchè questa richiesta permetteva a Taurianova talk di parlare di musica come lo si fa nei siti specializzati. E quindi permetteteci la battuta nel dire che se l’ufficio stampa ci ha contattati è anche perchè abbiamo le mani in pasta nell’ambiente musicale ed è bello quando anche un giornale locale può esprimersi sia per gli addetti ai lavori ma anche per i parenti di Domenico che leggeranno e salutiamo con affetto la nonna Concettina, capirete il perchè nella lunga intervista! Buona lettura!

Barreca, photo Beatrice Ditto

Il tuo nuovo singolo si intitola Tempo da aspettare, ma non hai già aspettato molto prima di questo album? Da cosa nasce questa riflessione? 

Tutto l’album, ma soprattutto questa canzone scritta da Benedetto Demaio è una sorta di psicoterapia. Io sono risalito da un abisso, ho attraversato veramente una fase di dolore non indifferente ed è stato bellissimo riuscire ad emergere grazie alla musica, così questo ultimo singolo ci sembrava una giusta chiusura del cerchio, perché il brano sembra proprio descrivere tutta la situazione di quest’ultimo anno in cui sono passato da una fase di ansia che non mi faceva vivere per come volevo per poi invece ritrovarmi, in quest’ultimo periodo, in una fase dove veramente sono rinato e l’ho fatto attraverso due armi che sono semplicissime: il sorriso, che è qualcosa che ho ritrovato ed è come una sorta di forma d’arte da conquistare, e la gentilezza che all’inizio quando mi si diceva di essere “il cantante dai toni gentili”, questo accostamento mi destabilizzava, però alla fine ho capito che la gentilezza sia davvero qualcosa di rivoluzionario, in mezzo ad una sorta di prevaricazione nell’alzare i toni sempre e comunque anche quando si tratta di inneggiare alla bellezza. Queste due armi mi hanno portato al senso dell’attesa e quindi ho capito che bisogna godersele certe cose, certo non sono così tutti i giorni però mi ritaglio dei piccoli lampi di luce.

Parlando di Tempo da aspettare dicevi che chiude un cerchio, quindi questo nuovo singolo non apre ad un altro album o forse sì?

Abbiamo materiale per fare già un nuovo disco e ci stiamo lavorando, ma adesso mi sto concentrando nel realizzare quello che è stato fatto fino a qui, sto percependo tutte le emozioni positive di quello che è successo, mi sto voltando indietro, non l’ho fatto prima perché erano tempi abbastanza complessi e non riuscivo a capire cosa stesse succedendo: i premi, i live, i video, l’album. Adesso abbiano chiuso questo cerchio e c’è la volontà di proseguire e di aprirne un altro e magari è come dice la frase finale del brano  Dall’altra parte del giorno, “che poi domani forse ritorno”. Quindi non è escluso che il prossimo anno possa uscire un altro album, il materiale c’è, le canzoni si susseguono e ci sono tante belle storie che vorremmo raccontare e cantare.

E dicevi prima anche di aver conquistato il sorriso, saranno un pizzico più allegre queste nuove canzoni? 

Le mie canzoni non saranno mai felici (ride ndr.)! Perché comunque c’è sempre quella capacità della musica di riuscire a raccontare la mia anima, i miei tormenti, il mio modo di approcciarmi anche alla malinconia, alla nostalgia, tutte sensazioni che prima rafforzavano le mie fragilità, ma adesso ho scoperto che sono punti di forza quindi perché non raccontarle, anche se nelle canzoni c’è pure dell’ottimismo, e in questo album ho raccontato anche la forza di andare avanti sempre e comunque, di cercare di vivere la vita e di ringraziare per il buono delle varie situazioni, e quest’aspetto è un po’ la limatura della mia malinconia di fondo.

Tu hai scelto di percorrere la linea cantautorale, ma in questa scelta di pubblicare un disco che rientra nel filone del nuovo cantautorato, c’è un tentativo di beneficiare del solco già tracciato da altri giovani artisti che hanno riguadagnato le attenzioni del pubblico giovane?

Quando tre anni fa con Riccardo Anastasi abbiamo pensato di fare qualcosa che ci appartenesse, non abbiamo potuto che attingere da quell’amore viscerale che ci lega: la musica d’autore. Soltanto così potevo dire delle cose, essere coerente. E la cosa bella è che anche molti giovani mi hanno infatti scritto e mi hanno ringraziato perché comunque si sono rivisti in quelle parole, tutte pensate come ogni suono e ogni strumento, nonostante loro siano abituati a linguaggi diversi e musicalmente a percorsi diversi, ma per noi è stato importante vedere in quello studio di registrazione musicisti veri che si alternavano e percepire quella magia che ci creava, come è stata importante per me quella lacrima che mi è scesa in fila alla posta quando ho riascoltato per la prima volta in cuffia le canzoni. Quella lacrima ha fatto riguadagnare le mie attenzioni alla musica ed è stato un nuovo inizio. 

C’è stato qualche cantautore che ha sentito l’album che ti ha detto o dato qualcosa?

Io ho avuto un’esperienza bellissima quest’anno con Mariella Nava che – insieme a Roberto Guarino – ha apprezzato tantissimo il progetto, e ho avuto anche la fortuna di duettare con lei in Spalle al muro, brano scritto da lei per Renato Zero. Nella data estiva di Palmi abbiamo invece avuto con noi Peppe Voltarelli che lo conosco da tanti anni, abbiamo duettato insieme e ha espresso subito tantissime belle parole e attestati di stima e poi l’incontro Dario Brunori, ma fra gli artisti che hanno ascolto di brani c’è anche Patrizia Laquidara che ha avuto delle bellissime parole per me e per i brani e tutto questo mi ha fatto davvero piacere perché sono artisti che io ho sempre guardato con riverenza.

Ma tu Barreca non ti senti artista? 

Mai! Io mi sento proprio come un artigiano della musica.

Ma tua nonna Concettina ha capito che lavoro fai?

Lei, nonostante l’età, è stata sempre una mia sostenitrice, ogni volta che mi vede c’è sempre quella sua carezza. Mi ripete spesso “io prego per te” e lo fa con le lacrime agli occhi, quindi io spero – ed è una cosa a cui tengo tantissimo – di regalarle la soddisfazione di cantare questo album in piazza per lei. 

Dirige l’orchestra il maestro Riccardo Anastasi, canta Barreca?

Riccardo è anche un angelo custode che mi ha accompagnato in tutti questi anni e sono ormai 15 anni di sodalizio artistico. Io non mi sento un solista, quando si parla di Barreca non sono solo, sono magari il centravanti con accanto a me le persone che comunque ci sono sempre state in questi anni, ma potrei citarne anche altri, il batterista Alberto Catania, o Davide Sergi che ha suonato il contrabbasso nell’album e anche negli eventi speciali che abbiamo creato, e poi Benedetto Demaio che scrive su misura per me, tutte persone che mi sopportano e mi supportano, perché io sono anche la classica persona che ha bisogno del cosiddetto calcio nel sedere per poter entrare in scena nella vita di tutti i giorni e loro hanno da sempre creduto in me e spronato.


Domenico Barreca in arte Barreca, come è nato questo nome d’arte?

Grazie alla mia pigrizia nel riuscire a trovare un nome che fosse figo, però comunque questo album, queste canzoni, parlano di me quindi non potevo andare alla ricerca di qualcosa di diverso da me, Barreca è il mio cognome e quindi ci ho messo per la prima volta la faccia.

E qual è la canzone che più ti è costata fatica nel cantarla, mettendoci la faccia?

Il brano La nudità, che fino alla fine non sapevamo se inserirlo o meno, non per la bellezza della canzone, ma perché descrivere una violenza psicologica subita da una donna non poteva lasciarci indifferenti e ogni volta sia durante la registrazione che nelle varie interpretazioni di questo brano è un pugno allo stomaco descrivere tutta quella drammaticità, perché la violenza psicologia a volte sa essere devastante quanto quella fisica e lascia cicatrici per tutta la vita, quindi c’è stata un po’ di titubanza, però poi alla fine è emerso il fatto che questo brano talmente autentico potesse anche essere d’aiuto a molte donne, e quindi l’abbiamo inserito e Riccardo ha fatto un lavoro grandissimo per dare alle parole un sostegno protettivo.

Dicevi di brani nel cassetto, di alcuni entrati nell’album alla fine, ma come si scelgono i brani quando si realizza un disco?

Si sceglie in base a ciò che si vuole dire, in questo album è nato quasi una sorta di concept, quindi ci è sembrato naturale scegliere, anche se è stato abbastanza faticoso lasciare fuori qualche brano che magari avrà vita in futuro, però è stato un viaggio e quindi una scelta quasi dettata dal filo conduttore e le canzoni venivano incasellate in maniera naturale in questo viaggio interiore che parte Dalla parola noi, da questa storia d’amore che poi piano piano finisce e si conclude il viaggio con Dall’altra parte del giorno. In futuro non so cosa accadrà, magari faremo un album con 15/20 canzoni, o un doppio album, perché la mia posizione è quella di portare dentro tutto ciò che si ha da dire, è un viaggio. 


Un viaggio. Sappiamo da dove sei partito (ricordiamo Nabana, Madamadorè), ma che destinazione avrà questo viaggio? 

Per il momento mi sento sempre dall’altra parte di qualcosa, concetto raffigurato anche nella copertina dell’album. Dietro Barreca c’è la bellezza perché il mare è il mio rifugio, il mio territorio, quindi i miei affetti, ma io ho bisogno sempre di attraversare quella porta, di essere dall’altra parte di qualcosa, questo magari non mi rende sereno, però mi fa fare quel passo e comunque mi fa sentire vivo e lì dentro c’è questo caos interiore, quindi non escludo che magari Domenico Barreca decida un giorno di tornare indietro per trovare quella stabilità, quella quiete, quel focolare domestico però adesso non è così, adesso ho bisogno di vivermi la vita anche abbastanza tortuosa per certi versi perché alla fine quando attraverso queste strade sterrate ad un certo punto il panorama lo vedo ed è bellissimo.

Strada che torna anche nel tuo ultimo video, girato a in una strada di Rizziconi? 

Sì, è sempre tutto correlato.

Ti faccio la mia solita domanda finale semiseria, che rivolgo agli artisti musicali. La tua nota musicale preferita, qual è e perché?

Il DO, sembrerebbe scontato perché comunque è l’inizio del mio nome, ma è l’inizio di tutto, e il DO mi ha sempre affascinato e mi dà sempre la precisione di una tonica su cui appoggiarsi.

Diciamo anche che è la nota più triste…

Sì, ma la chiamerei velata malinconia!

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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