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lunedì, Settembre 27, 2021

Barillà: l’artista che ritraeva le donne

Ieri sera un evento sulla rappresentazione femminile in Calabria, da Barillà ad oggi

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«Mio zio mi ha fatto un quadro ero piccola. Mi diceva di stare ferma però io non ci sono mai riuscita, anche se mi aveva regalato una bambola per farmi stare un po’ seduta. Mi muovevo tanto che non è riuscito a finirlo».

È così che ho sentito parlare per la prima volta di Pietro Barillà: non come artista del Novecento, ma come un personaggio dei tanti racconti di mia nonna Angela, la mia nonna materna. Era lo zio che era tornato a Taurianova dopo la guerra e faceva spesso ritratti delle donne della sua famiglia. Quel quadro incompiuto che ritraeva mia nonna da bambina è rimasto sullo sfondo di molti eventi di famiglia, e ieri sera una sua riproduzione è stata proiettata in via Mercato, durante il talk dedicato a Pietro Barillà, le donne e la Calabria, insieme ad altre opere di artisti taurianovesi attuali e del passato.

Opera del Novecento di Pietro Barilla, photo Elisabetta Curatola

Un momento di confronto e riscoperta organizzato dalla storica dell’arte Laura Mileto e dal progect manager di A Di Città Angelo Carchidi, per parlare di Barillà, pittore e ceramista del ‘900 italiano e per raccontare la Calabria attraverso le sue donne. Nonostante le esposizioni alle Biennali di Venezia e di Monza, alle Quadriennali di Roma, e le decorazioni del Loggiato della Stazione Marittima e della facciata del Teatro Mediterraneo di Napoli, è stato dimenticato a Taurianova, come molti altri artisti di rilievo, che vale la pena di riscoprire e apprezzare: Francesco Sofia Alessio, Vincenzo Romeo, Alessandro Monteleone o Corrado Alvaro.

Le donne sono assolute protagoniste all’interno dei quadri di Barillà, le ritrae spessissimo, specialmente quelle della sua famiglia, le sue sorelle. Le ritrae nella casa dove vivevano, in via XXIV Maggio a Taurianova, oggi dimora abbandonata, nel loro ruolo di donne del tempo: all’interno della casa, assorte, pensierose. Sicuramente donne che amava, “intrise d’amore, ma figlie del loro tempo”. Quelle immagini fanno pensare a quanta strada è stata fatta e a quanta bisogna ancora fare per l’emancipazione femminile al Sud. Già nel primo Novecento è evidente all’interno dei quadri di Barillà la contrapposizione delle donne calabresi con la moglie Jolanda, figlia del suo mentore Lionello Balestrieri, vissuta a Napoli, ritratta più libera in abiti bellissimi.

Evento Pietro Barillà, le donne e la Calabria

All’evento erano presenti le due scrittrici Eleonora Scrivo e Tiziana Calabrò, che hanno scritto a quattro mani La cura provvisoria dei tratti fragili: libro che racconta le donne calabresi da un punto di vista femminista. Le loro sono donne ritratte in situazioni quotidiane, estreme, di violenza subita. Donne che vivono passioni, antipatiche, odiose, non necessariamente accudienti o materne, che vivono diverse forme di emancipazione e di potere.

L’emancipazione femminile in Calabria non è stata raggiunta, secondo Scrivo, ed è evidente: esiste ancora il sessismo all’interno del mondo della letteratura, la disoccupazione durante la pandemia ha riguardato principalmente l’universo femminile, ed è emblematico che solo 29 donne su 100 lavorino oggi in Calabria. 

Per Calabrò è una battaglia in corso d’opera, che dobbiamo fare “anche per le nostre nonne”. Proprio le donne della sua famiglia le sono sempre state d’ispirazione, tanto da decidere di aprire un blog 10 anni fa per raccontarle: donne intelligenti, in grado di provvedere alla famiglia, madri, Penelopi, lavoratrici come un uomo, ma sacrificate, senza la possibilità di studiare, costrette a sposarsi per imposizione familiare. 

La studiosa Francesca Cafalda ha riportato alla luce la figura della fotografa Rosa Gallucci, che si è affermata nel ‘900 nonostante le consuetudini sociali dell’entroterra calabrese le imponessero di non uscire di casa. Gallucci ha realizzato immagini straordinarie, riusciva a ritoccare a mano i negativi, ad aggiungere effetti pittorici. Fondeva pittura e arte, abbattendo, alla sua maniera, le barriere del tempo.

Diversa la visione della giovane artista Maria Villirillo, che invece nel contemporaneo vede maggior consapevolezza della donna. Nel corso del tempo vista solo dal punto di vista maschile, idolatrata, rifiutata, Venere celeste o figlia dello sguardo sessualizzante, oggi si riscatta attraverso il suo corpo. Secondo Villirillo bisogna esprimerlo partendo dal nudo femminile, come nell’Origine del Mondo di Courbet, o come in un’opera dell’artista taurianovese Giovanni Fava.

Intervenuta alla serata anche l’assessore alla cultura Maria Fedele, ricordando le donne straordinarie che hanno ispirato la sua vita, come la maestra delle elementari che regalava ai suoi alunni i suoi romanzi.

Barillà è solo uno degli artisti che si spera vengano riscoperti nella nostra città. Per il momento, abbiamo avuto un assaggio gradito di un evento più ampio che sarà organizzato nei prossimi mesi.

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