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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Don Enzo Condello e quel suo tocco alla vita

25 anni fa moriva don Enzo Condello

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Era il 19 ottobre di 25 anni fa. Era sera, e i suoi giovani e giovanissimi radunati tutti insieme, nella sede associativa dell’Azione Cattolica in Largo Bizzurro. Sapevamo che don Enzo stava per lasciarci, avevamo solo qualche giorno prima deciso di non partire più per Roma, all’incontro nazionale dell’ACR, proprio perchè le sue condizioni si erano aggravate.

Quella sera avevamo appena guardato il servizio che un telegiornale nazionale aveva dedicato all’incontro a Roma dal titolo “Insieme c’è più festa”, quando una telefonata arrivata al presidente parrocchiale ci informò che il nostro don era volato a far festa con Gesù.

Di quella sera non si può dimenticare nessuno sguardo, abbraccio, lacrima. Don Enzo Condello non era un semplice sacerdote per noi, non era neanche il parroco, seppur ci avesse fatto lui stesso amare il parroco più anziano, facendoci cogliere il rispetto e il grande affetto che dimostrava per mons. Muscari Tomaioli.

Don Enzo era l’assistente di Ac per eccellenza. Un prete che ha assistito nel vero senso del termine. Era una di quelle persone che ti cambiano e tu all’inizio non te ne accorgi nemmeno. Con tenacia e dedizione si è fatto nostro compagno di strada proponendoci il cammino associativo per poter conoscere e amare Gesù, perché sapeva che la vita vissuta con passione e fede porta dritta da Cristo.

Un don con le maniche sempre arrotolate che non voleva musi lunghi, cristiani tristi e ti indicava come rimontare situazioni impossibili. Che non si stancava mai di ripetere quanto Gesù ci volesse bene. Che spezzava il pane con il cuore e con un tono di voce che è ancora impresso nella mente, come quell’ultima sua supplica alla Madonna di Pompei.

Un don che ha formato catechisti, che ha scommesso su giovani educatori, che regalava libri. Che gioiva per i tuoi successi e gli brillavano gli occhi ad ogni traguardo dei suoi ragazzi. E in quei “suoi” c’eravamo davvero tutti.

Un don che ci voleva laici responsabili, bravi studenti e appena finiti i consigli di classe alla ragioneria dove insegnava, andava a sbirciare i nostri voti nei registri per poi comunicarceli con la gioia di chi ha visto qualcosa di meraviglioso, o capire subito come intervenire quando c’era bisogno d’aiuto, ed era lui stesso che ripassava il latino ai liceali nelle corte sere d’inverno alla “sede”, prima o dopo della convocazione per il fantacalcio o di una lunga partita a scacchi.

Un don che stava in silenzio per farci parlare, che tifava per il Napoli e indicava il beato Frassati come giovane da seguire. Che ci faceva scalare la natura, fino ad arrivare a piedi a Monte Cucudu. Che ci prendeva per mano, con quelle sua mani soffici quando doveva comunicarci con delicatezza e forza qualcosa che sapeva ci avrebbe fatto soffrire, come quando ci ha riuniti dopo il venerdì nero per spiegarci che una nostra amica aveva dovuto lasciare per sempre Taurianova.

Un don che ha accettato la sofferenza e la malattia, ma senza perdere mai la speranza. Che fra un ciclo e l’altro di chemioterapia ci ha portato a Parigi, alla Gmg. Sfinito dalla malattia, ma in palestra a dormire dentro un sacco a pelo accanto a noi. Un don che fino agli ultimi istanti della sua vita ha pensato ai bambini dell’Acr, e che ci ha permesso di vivere quello che era il nostro saluto con lui, parlando non dei suoi, ma dei nostri problemi e delle nostre preoccupazioni.

Gita ACR a Paola

Un don che non ha mai avuto la testa fra le nuvole eppure era un uomo fra la terra e il cielo; e al cielo è volato in piedi con fiducia, sapendo di essere stato scelto, trasformando la sofferenza in preghiera, la Croce in testimonianza di vita.

Un don che ha accompagnato da Maria prima Gaetano, poi Nilla e anche Salvatore. Nel mistero di Dio la certezza che don Enzo ci sia stato per loro “nell’ora della morte” è una carezza che asciuga le lacrime, e forse ci fa perfino sorridere.

Un don che non possiamo dimenticare, perchè quel seme di buono che è dentro noi è anche merito di un don di tanti anni fa. E le persone che ci toccano la vita… sono eterne.

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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