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Comune di Taurianova
martedì, Giugno 22, 2021

La morte di Umberto non può lasciarci indifferenti

L'ipotesi è che Umberto sia vittima di un assurdo gioco nato su Tik Tok

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Oggi a Taurianova si è celebrato un funerale in cui il bianco era il colore dominate. Aveva solo 16 anni Umberto e una vita davanti, ma la sera del 27 maggio qualcosa sarà andato storto a ciò che secondo le prime indagini forse era solo un terribile gioco col brivido del pericolo e la sfida di resistenza estrema, e invece è arrivata la morte e sono bastati dei lacci di scarpe.

L’ipotesi – come ci ha riferito la madre travolta dal dolore – è che Umberto sia vittima di una sfida mortale, un assurdo gioco, nato sul social network Tik Tok

Umberto non aveva mai dato l’impressione ai tanti amici di essere depresso, non ha lasciato nulla che potesse giustificare un suicidio pensato e voluto, aveva appena comprato dei pezzi di ricambio della moto che i suoi amici hanno voluto comunque montare, come avrebbe fatto certamente Umberto in questi giorni che si chiude l’anno scolastico e ci sarebbe dovuta essere anche la sua di pagella all’Istituto Agrario di Taurianova.

Una morte che pone interrogativi e sprona tutti a non fermarsi alle apparenze. Perché quando si toglie la vita un ragazzo di 16 anni non si può trovare una risposta nella semplicità della famiglia o nell’assenza di un genitore, perchè Umberto abitava alle spalle del Comune e ogni mattina uscendo di casa, quella casa comunale era la prima cosa che vedeva, e chissà quante volte ha immaginato di lavorarci lì dentro, chissà quante volte si è interrogato invitato alla riflessione da quel palazzo rosa che custodisce le attese di una comunità. Comunità che ha il dovere di cercare delle risposte. E possibilmente trovarle. 

E’ necessario approfondire con i giovanissimi questo tema della morte che non può essere una parola clandestina, ma bisogna guardarla in faccia per capire che la vita non è un gioco anche se un social, scaricabile in modo gratuito in meno di tre minuti su qualunque smartphone, fa credere questo.

Bisogna raccontare ai giovanissimi della morte di Umberto, perchè possano capire come finiscono le sfide mortali, perchè sappiano che la morte diabolica non guarda in faccia nessuno, non si intenerisce per la giovane età ed è anche necessario trovare il modo di controllare di più cosa fanno i bambini quando hanno in mano un cellulare. La vita, ogni vita umana, è troppo preziosa per girarsi dall’altra parte e lasciare trascorrere il tempo, un lunghissimo tempo anche per le affissioni dei manifesti funebri. A tumulazione avvenuta potrebbe davvero esser troppo tardi.

Viaggiamo verso la zona bianca, perchè ancora non è permesso ad una famiglia colpita da un lutto così assurdo di poter chiedere attraverso i manifesti pubblici che si dispensa della visite?

Paradossalmente l’assembramento nei giorni immediatamente successivi alla tragedia è stato favorito dall’impossibilità di scrivere quella “carta”. E magari poi quando i riflettori si spengono ed il dolore diventa più consapevole si rimane soli e vaccinati al Covid, ma non alla solitudine.

Nadia Macrì
direttore

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