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martedì, Gennaio 20, 2026

Francesco, il giullare della Pace

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Si è capito subito che non sarebbe stato uno spettacolo come gli altri. È bastato ascoltare i passi dei bambini. C’erano scarpe da ballerina che facevano piano sul pavimento della chiesa, voci che cercavano l’intonazione giusta, mani che tremavano un po’. Così è cominciato il cammino di Francesco, raccontato da chi sa ancora camminare senza fare rumore.

Mercoledì sera, nella Chiesa Maria SS. delle Grazie, i bambini delle classi quinte della Scuola Primaria «A. Monteleone» hanno raccontato la storia di un uomo che ha scelto la pace quando il mondo parlava di altro. Lo hanno fatto senza proclami, ma con il linguaggio che conoscono meglio: il corpo, il canto, il silenzio.

C’erano bambini che facevano quello che sanno fare meglio: essere veri. Alcuni cantavano, altri danzavano, altri ancora prestavano la voce alle parole, altri accompagnavano il racconto mentre il coro dei bambini, diretto dal M° Giusy Alessi, teneva viva la storia, come si fa con un fuoco acceso. Nessuno era di troppo, nessuno restava ai margini.

Il racconto avanzava così, per piccoli passi, come un cammino condiviso. In questo intreccio leggero, la figura di San Francesco prendeva forma attraverso l’interpretazione delicata di Piergiorgio Cento, che ha raccolto il peso e la dolcezza del ruolo ingombrante, senza mai sentirsi un eroe solitario, e proprio per questo credibile. Accanto a lui Martina Coppola nel ruolo di Chiara, Nicole Viola nel ruolo di madre Pica, Alessandro Russo nel ruolo del padre Pietro, Nicolò Crisafulli nel ruolo del Lupo di Gubbio, Orazio Martino nel ruolo del vescovo. E poi gli amici di Francesco, i contadini, Sole, Luna, Terra, Fuoco, Acqua e anche i figuranti.

A tratti, la musica si faceva più profonda. La voce della cantante lirica Caterina Francese arrivava come un respiro più ampio, capace di sollevare lo sguardo e portarlo altrove, senza rompere l’incanto.

Ma il punto più alto della serata non è stato un applauso. È stato un silenzio. Quando Benedetta Perri, interpretando il Sole ha detto: “San Francesco ci insegna a non temere la morte che lui chiama sorella“. In quel silenzio non c’era assenza, ma presenza. Una presenza sentita, condivisa, quasi tangibile. Come se papà Fabio, mamma Nilla e papà Vincenzo, dall’alto, stessero guardando e sorridendo. E in quel silenzio c’era l’idea che l’amore non conosce assenze definitive. Che qualcuno, anche se non lo vedi, continua a camminare accanto a te.

Dietro le quinte, un lavoro paziente, fatto di ascolto e di fiducia. Quello delle insegnanti Rosa Saccà, Domenica Saccà, Raffaella Barresi, Milena Iamundo, M. Annunziata Magliano, Sara Rossi, M. Grazia Scordo e Giuseppina Santoro che hanno saputo costruire non uno spettacolo, ma un’esperienza. Le insegnanti hanno infatti accompagnato i bambini senza spingerli, lasciando che ciascuno trovasse il proprio posto. Il palco è diventato così un luogo sicuro, dove ognuno ha potuto essere ciò che è. Con loro, tutta la scuola e le famiglie, in un’alleanza silenziosa che ha trasformato il teatro in un gesto educativo.

In un tempo che corre veloce, questi bambini hanno fatto una cosa semplice e rivoluzionaria: hanno raccontato Francesco non come una figura lontana, ma come un compagno di strada. E insieme hanno ricordato a tutti che la pace non si proclama. Si cammina.

E arriva. Piano. Dritta al cuore.

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Nadia Macrì
Nadia Macrì
direttore

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